06 maggio 2009

Capitani Coraggiosi




Tempo di bilanci...



Periodicamente dalla nostra cara Stoccolma arrivano bilanci che, come ormai da qualche anno a questa parte, fanno faville, almeno per gli azionisti che intascano i dividendi. Siamo forti, siamo partiti bene, grazie a voi... Ma dobbiamo sempre soffrire perchè, altrimenti, non "magno" abbastanza, ci sono sempre i cattivi in agguato, potremmo avere dei tempi "painful" (invece adesso...). Questo vale per Ericsson in generale, ma in Italia come va? Che brillanti risultati abbiamo ottenuto? Quali strategie stiamo mettendo in atto per rilanciare il nostro paese? Nella R&D i brillanti risultati sono quelli di aver perso due siti, oltre cento persone specializzate, la responsabilità di una camionata di prodotti, e ora, dulcis in fundo, la responsabilità del broadband passa agli americani, alla faccia del centro di eccellenza di Genova (io l'ho sempre detto: alla parola "centro di eccellenza" datevi una grattata... a fondo!!). Per quanto riguarda la Market Unit & C abbiamo 330 mobilità, una situazione di mercato stagnante e la pressione dei paesi low-cost (anche europei) che incombe. Da Stoccolma continuano ad organizzare il nostro futuro, sempre in peggio, da Stoccolma è arrivato l'omino che, in inglese, ha detto che il sito di Roma non serviva più, da Stoccolma hanno deciso che la responsabilità del Broadband andasse in America, da Stoccolma riorganizzano, da Stoccolma ordinano gli esuberi.
E noi che facciamo? Obbediamo, eseguiamo, ci fregiamo di aver completato il task, senza il coraggio di dire di no, di difendere la nostra posizione, di chiedere investimenti costruttivi nel nostro paese e non investimenti distruttivi come sono lo stanziamento dei fondi per la riduzione del personale. E' proprio l'abbassamento del ruolo dell'Italia nel mondo Ericsson, dalla R&D al mercato che richiede meno personale e meno stipendi, la qualità non serve, basta la flessibilità. Che importa se prendo un laureato per fare inserimento dati o scrivere un po' di codice, basta che lo pago poco, non protesti e lo possa mandare a casa a comando. Fino a quando dovremo subire questo? Quali sono i piani di sviluppo in Italia? Quali sono le responsabilità che possano giustificare la presenza di una importante R&D (4 siti e centinaia di addetti) e di altre migliaia di dipendenti per il mercato? Pensiamo che il solo spostare la sede agli Erzelli renderà glorioso il futuro della R&D italiana? Non basta chiedere brevetti (ora lo stanno rifacendo come è stato per il sito di Roma dove ci chiedevano brevetti mentre ci davano il maintenance e alla domanda "Ma come li faccio i brevetti con il maintenance?" la risposta, laconica, del nostro ex-AD era "Si fa quel che si può"!). Per avere risultati occorre creare un clima, condizioni di fiducia, avere progetti, fare investimenti. Per avere risultati bisogna cambiare rotta, ma forse per fare questo ci occorrono nuovi capitani, che abbiano il coraggio di dire no, di virare per evitare i prossimi scogli ben visibili davanti a noi.
Nuovi capitani coraggiosi...

55 commenti:

Anonimo ha detto...

Veramente tutto pienamente condivisibile.
Il problema e' accentuato dal fatto che i manager della nostra organizzazione (come anche di altre) non sono manager,.. sono gente che per far carriera e' disposta ad eseguire qualsiasi operazione distruttiva. Se gli dicono di buttare la bomba atomica non esiterebbero. SOno loro che creano il divario tra management e dipendenti. Un divario incolmabile.

Dobbiamo fare qualcosa per contrastare questo.

Anonimo ha detto...

con il clima attuale e chi si mette a fare il capitano coraggioso ed andare contro il potere viene fatto subito fuori.
A meno che non abbia una forte, fortissima base di sostegno.
Purtroppo questa base che sta venendo a mancare. Ci stanno frantumando. Meno male che il blg resiste ed e' vivo.
E' tempo di raccogliere le forze e farci sentire di piu'.

fragili ha detto...

Concordo. Il vero problema della Ericsson in Italia è rappresentato
dal management italiano totalmente inadeguato. Hanno sempre gestito
l'azienda con principi di feudalismo e servilismo al principe di
turno (leggi prima Improta, ora Pane), i quali, beati da tante vuote
lusinghe, hanno pensato bene di circondarsi e far crescere un gruppo
dirigenziale capace solo di guardarsi nelle tasche, ma totalmente
privi di competenza gestionale e tecnica.
Sono ben lontani i tempi in cui la R&D Italia mandava persone a
Stoccolma per conoscere e farsi conoscere. Sono ben lontani i tempi
in cui ogni "centro direttivo" svedese poteva contare sulla presenza
costante di rappresentanti TEI. DA quando è nata ERI,si è avuta la
pretesa di poter sopravvivere sempre e comunque, indipendentemente
dai conti presentati ad Ericsson. Nel frattempo, piuttosto che far
crescere la competenza e cercare di mantenere i tecnici di più
alto livello, complice il fatto che si dava molto più potere alla
parte gestionale, si è andata formando una struttura in cui per ogni
tecnico che lavorava c'erano sei bocche da sfamare senza apparente
motivo (ricordate il x7 applicato al costo di un progetto?).
Se veramente si vuol cercare una spiegazione alla chiusura del sito di
Roma, bisogna guardare in questa direzione piuttosto che a vaghe
congiure "palazzinare", che oltremodo scaricano questo management
delle responsabillità che invece ha.
Con un pizzico di onestà intellettuale, se voi foste a capo di una
azienda, lo terreste aperto un sito che costa sette volte quanto riesce
a produrre, dotato di un management pressocché sconosciuto nella
"stanza dei bottoni", totalmente ignorato quando c'è da prendere una
qualunque decisione importante e che per anni si è contraddistinto
per essere stato sulle palle a tutti gli svedesi, ovunque avesse
cercato di far presente la sua voce?
E visto che l'ex Line Manager di Roma mi risulta ancora a busta
paga di Ericsson, così come i vari "Pisacane de noartri", nani,
ballerini & giullari al seguito, vi stupite veramente che l'unica
responsabilità importante che gli era rimasta sia ora passata nelle
mani di altri (che, guarda che combinazione, hanno loro rappresentanti
fissi a Stoccolma)?
Se veramente si volesse rilanciare il peso di Ericsson Italia,
bisognerebbe avere il coraggio di licenziare tutti i dirigenti e
ripartire con una struttura più snella e decisamente focalizzata
al mantenimento e alla "cura" dei tecnici di alto livello.
Ma siccome non è realistico pensare che questi figuri facciano
ammenda e si tolgano di torno, è più facile che si continui a limare
i costi lavorando sul materiale umano... dovrebbero così arrivare
alla pensione. Quel che succederà poi, non è affar loro.

Anonimo ha detto...

Caro Fragili, chiunque tua sia, ti invito a NON DIMENTICARE TUTTI QUEI TECNICI DI ALTO LIVELLO (e conseguente STIPENDIO $$$) assunti dalla ns cara R&D nel momento in cui era stata lanciata la moda dei "Talenti presi da fuori"....
Te lo ricordi, vero !?!

Anonimo ha detto...

"Non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che l'ha generato"

A.Einstein

Anonimo ha detto...

si è andata formando una struttura in cui per ogni tecnico che lavorava c'erano sei bocche da sfamare senza apparente motivo (ricordate il x7 applicato al costo di un progetto?).
Se veramente si vuol cercare una spiegazione alla chiusura del sito di Roma, bisogna guardare in questa direzione piuttosto che a vaghe congiure "palazzinare", che oltremodo scaricano questo management delle responsabillità che invece ha.
Bravo Fragili. Concordo in pieno sulla prima parte: Erilab è andata all'aria perché costava molto, molto di più di quanto produceva, per colpa quasi esclusiva dei manager italiani come hai già spiegato.

Quanto alle "vaghe congiure palazzinare", quelle tanto vaghe non sono, vedi la prova presentata giorni fa da Spartacus di Marrazzo che ci dichiarava solidarietà 10 giorni dopo aver firmato l'accordo per cui i nostri uffici e laboratori dovranno lasciare il posto a villette e centri commerciali.

Quello che è successo e sta succedendo mi sembra quindi una combinazione di interessi e incapacità separati (speculazioni edilizie e clientele politiche romano-liguri da una parte, giochi di potere e speculazioni interne a Ericsson dall'altra) che sono nati indipendentemente ma strada facendo si sono ritrovati alleati naturali. A spese nostre, ovviamente.

Anonimo ha detto...

DIMINUZIONE COSTI

Purtroppo siamo come gli struzzi,
infiliamo il capo nella sabbia per non vedere il vero problema.

Non mi sento di difendere il management italiano, ma il vero
motivo della situazione attuale è legata al fatto che Ericsson ha intenzione di migrare verso lidi a più basso costo.

La ricerca Ericsson in Italia è al tramonto e il compito del management è quello di disincentivare i dipendenti.

Prima troviamo un altro lavoro e meglio è per tutti.

Il problema piuttosto è nella nostra classe politica e sindacale che gli permette tutto questo.

Meditate gente... Medidate!

Anonimo ha detto...

mediatiamo.
che ci sia la tendenza a spostare nei paesi low cost è ovvio. Non c'è bisongo di meditare.
C'è da capire come contrastare questo.
I manager sono incentivati per farlo,..quindi dal punto di vista nostro non sono dei manager. Non lavorano per noi. Vanno sfiduciati!!! siamo noi a doverli sfiduciare!!!
Questi manager pur di prendersi l'incentivo sono capaci di infinocchaire istituzioni, sindacati, ministri, e chiunque.
L'abbiamo visto pochi mesi fa,..sentedoglidire che l'operazioni di roma avrebbe generato "ricadute occupazionali pisitive" a livello nazionale. E sappiamo benissimo che gliorgani governativi, istituzionali e sindacali non hanno nessun interesse a non credere a questo management,....se noi continuiamo a meditare e accettare tutto con rassegnazione.
io a questo punti direi.
NON MEDITATE gente,..NON MEDITATE!
piuttosto bisogna AGIRE. Altrochè meditare.
La prossima volta che questi manager vengono a farci un'all staff,...bisonga portare i pomodori!!!!
non c'è molto da meditare!
e se non vengono a farci l'all staff meeting,..bisogna andarli a cercare noi. ma dopo aver comprato le mazze da baseball.
altro che meditare.

Anonimo ha detto...

il vero motivo della situazione attuale è legata al fatto che Ericsson ha intenzione di migrare verso lidi a più basso costo.Certo, ma se non avessimo avuto e tollerato manager che gonfiano per 7 (vedi terzo commento) le ore da fatturare per ogni progetto quelli a più basso costo, o comunque con un rapporto prezzo/(prestazioni + affidabilità e qualità) saremmo stati e rimasti noi.

E forse se l'avessimo scritto tutti nel Dialog come stavano le cose quando la moltiplicazione dei costi era "solo" di 2 o 3 volte non saremmo arrivati a questo punto.

fragili ha detto...

Solo alcune precisazioni.

Non trovo scandaloso pagare bene un
ottimo tecnico, perché normalmente questi
è tale da far risparmiare un bel pò
di tempo in sviluppo e verifica, quindi
è in grado di abbassare il costo finale
di un progetto. Semmai è da discutere
il come può un manager totalmente
incompetente identificare e promuovere
queste figure, interne od esterne, quando
è abituato a giudicare come importanti
le caratteristiche "fediane" di una persona.
Se poi aggiungiamo che un ottimo tecnico di
solito costa comunque la metà di un
pessimo manager....

Se il problema è una struttura pesante
ed inefficiente, solo la rimozione di tale
struttura può portare alla eliminazione del
problema.

Sono comunque convinto che per una
multinazionale come la Ericsson, non
dovrebbe essere un grosso problema lo
spostamento del personale in altro edificio,
magari di più basso costo. Se ci fosse
stata la volontà di proseguire, non bastava
una speculazione edilizia a far chiudere
R&D (eppoi perché solo R&D?) a Roma. Se mi
passate la citazione, è come pensare che Dio
faccia straripare l'Arno ed affogare mezza
Firenze per salvare una "pia" donna dalla
tentazione del sesso.

Posso accettare che ci sia una politica
di riduzione dei costi. Anzi: vado oltre ed
azzardo che ci sia una politica a lungo
termine di trasformazione della società in
gestore di servizi, progettando reti
telefoniche e facendole implementare da altri.
Tuttavia questo è sempre stato un rischio noto
che a maggior ragione doveva stimolare il
management a sviluppare una trasformazione del
sito a tempo debito e ad aumentare la
presenza a Stoccolma per far pesare la propria
competenza anche in quest'ottica. Conosco
tanti bravissimi (e naturalmente dimenticati)
tecnici che hanno dimostrato tutta la loro
capacità anche come sistemisti. Generalmente
molto apprezzati a Stoccolma, tra chi ha avuto
il piacere di lavorare con loro. Non è forse
questo il percorso che hanno fatto, direi con
molto successo, i siti tedeschi sopravvissuti
alla epurazione?
Ed inoltre non dimentichiamoci che
i prodotti dall'Italia sono andati (ed
andranno) in USA, che tanto a basso costo non
è, ma hanno saputo "costruirsi" un peso
a Stoccolma.

Classe politica è un'ossimoro.

Il sindacato è morto. La stessa definizione,
oggi, ha altro significato.

Anonimo ha detto...

si,però tutta questa dietrologia non aiuta.
Quello che aiuta sono le azioni.
In particolare mi sembra che siamo d'accordo tutti sull'inadeguatezza dei managare,...sul loro costo eccessivo, sulla loro mancanza di visione, sul loro asserviemento a scpo di carrierismo individuale.
Allora bisogna mandarli a casa.
Agire in modo che vadano a casa.
trovarci almeno d'accordo su questo, sarebbe già qualcosa.
sraebbe molto più utile che meditare, o osservare laconicamente che il sindacato è morto

Anonimo ha detto...

Vedo che finalmente (complimenti a Fragili!) si comincia a ragionare sulle VERE cause della chiusura del sito di Roma: meglio tardi che mai (ma quale dietrologia: possibile che ogni volta che si tenta un'analisi seria ci sia sempre qualcuno che tenta di sminuirla?), anche perchè ormai la tendenza è inarrestabile. A queste cause si è probabilmente unita la speculazione, che in Italia trova sempre una valida sponda.
Vorrei però aggiungere che molti si sono adeguati a questo andazzo feudale,
focalizzando il proprio lavoro quotidiano sempre più sulle relazioni, sull'autopromozione e sul proprio interesse, che sulla creazione di prodotti progettati, realizzati e manutenuti come si deve.
E quando si andava al Dialog, che pure era anonimo, erano troppi quelli che si adeguavano alle indicazioni del management, per dire che è solo colpa dei manager. Chi ha parlato chiaro, e si è contemporaneamente concentrato sul fare velocemente prodotti di qualità, è sempre stato visto con sospetto...una specie di bestia rara.
Chi dovrebbe mandare via questi manager: gli stessi che fanno la fila per avere un "canale preferenziale" , e che neppure in forma anonima hanno il coraggio di dire come stanno le cose?
E allora cosa si fa ? Quello che dice Fragili: bisognerebbe avere il coraggio di licenziare tutti i dirigenti (secondo me anche un po' di più) e ripartire con una struttura più snella e decisamente focalizzata
al mantenimento e alla "cura" dei tecnici di alto livello.

Espliciterei quanto è forse già implicito nelle parole di Fragili: MERITOCRAZIA e TRASPARENZA, ovvero premiare, misurare e diffondere i risultati concreti (ed il modo di lavorare) di chi lavora in maniera efficiente e per bene più degli altri.
Credo che tutti, soprattutto coloro che ritengono di perdere se si applica la meritocrazia, debbano capire che avere tecnici e manager selezionati così tiene in piedi l'intera baracca: tutto il resto sono magheggi che dureranno troppo poco, e che saranno sempre pagati dai più deboli.
Che, nel caso della chiusura dell'R&D a Roma, sono la maggioranza dei 300.

Anonimo ha detto...

misembra che siamo tutti d'accordo sull'analisi e sulle conclusioni:
bisnognerebbe fare in modoche questi managerche conducono un'organizzazione allo sfacelo se ne vadano a casa.
Altre società dureante una ristrutturazione,o nella chiusura di un sito,..i dirigenti li mandanoa casa.
Qui li mandano a far danno da un'altra parta.
E questo magheggi non dureranno poco.Dureranno per sempre,a menoche noi non troviamo il modo di contrastare questa cosa.
Sforziamoci, a far emergere il problema.
Ad esempio rifiutiamoci tutti di rispondere al Dialog.
Sembra una stupidaggine ma invece cosa che terrorizza il management, e che farebbe emergere il problema fino a Svamberg.

Anonimo ha detto...

ad esempio rifiutiamoci tutti di rispondere al dialogperché una cosa del genere dovrebbe essere più efficace di una partecipazione veramente di massa al Dialog, ma fatta come si sarebbe dovuto fare anni fa, cioè facendo nomi e cognomi dei singoli manager e associando a ognuno esempi concreti e documentabili della loro incapacità (tipo "sono frustrato perchè il PM tizio ha gonfiato 7X le ore del progetto XYZ per continuare a pagare tutta la baracca sulle spalle dei tecnici" oppure "sono frustrato, leggete il perché con tutti i numerosi dettagli nella lettera che abbiamo spedito all'HR di Stoccolma e in CC a tutti i giornali")???

Vedi anche i commenti qui:

Dialog 1Dialog 2

Anonimo ha detto...

Chiedo scusa, il link "Dialog 1" è sbagliato, dovrebbe essere a quest'altro commento:

http://eran300.blogspot.com/2008/10/bentornati-in-ericsson.html?showComment=1223217900000#c1608089405988959770

Anonimo ha detto...

boicottiamo il dialog.
Tutti.

SPARTACUS ha detto...

Il campo di granoE' giusto. E' giusto ripetere e ricordare ogni tanto. La memoria degli eventi è ciò che ha permesso all' umanità di sopravvivere finora, e questa stessa memoria è ciò che sempre più spesso si cerca di neutralizzare, di diluire in una cloaca di liquamoso revisionismo. La memoria è la nemica della menzogna e chi mente ha tutto l' interesse a confondere la memoria dei fatti.
La memoria è la nostra salvezza, ma è anche un bene labile, fuggevole, come un fiore che ha bisogno di essere innaffiato periodicamente, per mantenersi in vita.

Ritengo quindi giusto che venga ricordato ogni tanto qual' è lo stallatico sul quale è cresciuta la gramigna che ha soffocato la nostra professionalità, le nostre ambizioni, il nostro lavoro, le nostre passioni, in breve la nostra vita.
Questo blog è nato proprio per questo, per ricordare e per prevenire. E sin dalla sua nascita, lo ricorderete sicuramente, una settimana dopo l'annuncio, alte e forti si sono alzate le denunce di correità verso coloro che ricoprivano indegnamente un ruolo che avrebbe richiesto ben altro impegno, ben altra lungimiranza, ben altra integrità e abnegazione, verso coloro che hanno causato, a volte per semplice, incompetente lassismo e a volte per vile opportunismo, l'annichilimento di una capacità creativa, dimostrata negli anni.

La maggior parte di noi lo rammentano bene: l'apparire divenne più importante dell'essere.

Questo è ciò che è stato denunciato sin dall'inizio in questo blog e questo è ciò che è stato ricordato ultimamente in questo post. Ed è giusto che sia così. E' giusto che si dia un promemoria.

Eppure non mi basta. Non mi basta perchè mi risulta ostico capire come mai il top management di una multinazionale, leader mondiale nel suo campo, composto evidentemente da gente di ben altra pasta, che riesce a far crescere la compagnia e a far arricchire i suoi maggiori azionisti persino in un periodo di recessione mondiale come questo, di fronte ad una crisi di uno dei suoi maggiori centri invece di sbarazzarsi di una congrega di palesi "yes-men", colpevoli di aver svalutato uno dei suoi asset principali e di aver quindi causato un danno economico inimmaginabile, sia così ottusa da decidere di tenerseli, di promuoverli a volte, e di sbarazzarsi invece della sua vera ricchezza, di coloro che avevano la "Conoscenza".

Seguendo la strada delle similitudini, e' come se un agricoltore decidesse di estirpare il grano e di andare a seminare la gramigna altrove, invece di fare il contrario. Un senso lo avrebbe, ma è chiaro solo a chi ha conoscenza dei meccanismi dei finanziamenti comunitari.

Scusatemi, ma io non riesco ad assolvere l' agricoltore di Stoccolma, nonostante l' agente infettante sia la gramigna.

E similarmente, non riesco a comprendere perchè, chi poteva, non abbia impedito all' agricoltore di estirpare il grano, e gli abbia invece dato finanziamenti per andare a seminare altrove.

E' colpa della gramigna o è colpa del contadino? O è colpa dell'ispettore agrario? Per non sbagliare, io li vado a cercare tutti e tre.

Voi concentratevi pure su chi volete.

Anonimo ha detto...

mi risulta ostico capire come mai il top management di una multinazionale, leader mondiale nel suo campo... invece di sbarazzarsi di una congrega di palesi "yes-men", colpevoli di aver svalutato uno dei suoi asset principali e di aver quindi causato un danno economico inimmaginabile, sia così ottusa da decidere di tenerseli, di promuoverli a volte, e di sbarazzarsi invece della sua vera ricchezza, di coloro che avevano la "Conoscenza"...

non riesco a comprendere perchè, chi poteva, non abbia impedito all' agricoltore di estirpare il grano, e gli abbia invece dato finanziamenti per andare a seminare altrove.
A me invece pare piuttosto semplice da capire, anche perché ce l'hanno scritto chiaro e tondo nella rivista aziendale Contact anni fa, mica ieri: l'agricoltore s'è stufato di fare l'agricoltore perché è convinto che andando a fare il manager in città guadagnerà molto di più, quindi non gli secca, anzi, perdere qualche soldo pur di sbarazzarsi in fretta di quei campi che ormai gli creano quasi imbarazzo.

Uscendo di metafora: Ericsson non vuole più costruire apparecchiature per reti telecom perché è convinta che si guadagni molto di più a farle costruire ad altri per poi assemblarle e gestirle, insieme a servizi puramente software, per conto degli operatori, che in questo modo possono trasformarsi in semplici scatole vuote padrone delle licenze. Ecco perché a Ericsson non interessano più tecnici e centri R&D, ma burocrati e passacarte senza scrupoli.

Tutta roba, ripeto, che a saperla riconoscere stava scritta nero su bianco su Contact già anni fa, prima ancora che iniziassero ad arrivare gli Indiani a rilevare tutto per permettere così ai progettisti Italiani di "potersi finalmente dedicare a sfide più shhhhfidanti".

Firmato: un tecnico che quando lesse su Contact che Ericsson intendeva puntare molto su sofware e servizi di gestione cominciò a pensare che era ora di cominciare a cercare altre strade.

Anonimo ha detto...

Si ok,..la memoria va benissimo. E' da un anno che ci stiamo a ricordare il perchè e per come. E siamo anche tutti d'accordo.
Comunque a stoccolma più che un agricoltore c'è una casta di manager delle stessa casta degli yes man italiani. Certamente più integri, più capaci,..ma pur sempre gente che non valorizza chi lavora, ma valorizza chi gestisce il lavoro. Il lavoro e i prodotti è più semplice spostarseli dove conviene, quando serve. Inoltre, può sembrare agghiaccianta, ma un elemento di valutazione del management di un'organizzazione locale è effettivamente il Dialog. Quindi i nostri manager sono tutti promossi a pieni voti.
A questo punto occorre agire.

Anonimo ha detto...

OK, quindi estraendo un summary dai commenti:

1) Il vero problema della Ericsson in Italia è rappresentato dal management italiano totalmente inadeguato.2) Ericsson non vuole più costruire apparecchiature per reti telecom...a Ericsson non interessano più tecnici e centri R&D, ma burocrati e passacarte senza scrupoli.3) Il problema piuttosto è nella nostra classe politica e sindacale che gli permette tutto questo.

Anonimo ha detto...

beh,..il sindacato non ha molte leve per contrastare l'accentramento di potere economico e politico a cui assistiamo.
Oltretutto con la rassegnazione con cui lo si sta subendo.

Bisonga rialzare un pò la testa, e la dignità porfessionale, e dare qualche segnale di reazione.

fragili ha detto...

Per passare all'azione o si è pronti
ad una nuova "fragole e sangue" o ci si
organizzare prima per non navigare a
vista. Leggete tutti i commenti: mi immagino
i cari dirigenti fregarsi le mani (l'unica
cosa che ancora non si sono fregati) nel vedere
che, dopo un'anno, la maggioranza dei
propri dipendenti è troppo stremata e timorosa
per poter fare altro che lamentarsi in solitario.
visto che il mercato del lavoro in Italia
non è mai esistito, consiglio di abbandonare
la vana speranza di trovare prima o poi una
nuova occupazione. Meglio usare le risorse
per far tornare Ericsson Italia all'attenzione
della casa madre, che, non dimentichiamocelo,
è quella che paga gli stipendi.
Non si da qualche segnale di reazione, ma un
piano a lunga scadenza, pianificato e studiato
nei dettagli. Usare il Dialog va pure bene,
sempre se i managers non ne neghino l'uso, ma
è solo un punto. Meglio organizzare gruppi di lavoro,
individuare aree strategiche, presenti e future,
e su queste dividersi gli studi per competenze.
Arrivare alla definizione di proposte concrete,
soluzioni e possibili applicazioni, tali da
far venire l'acquolina in bocca alla casa madre
e lì presentarli con tanto di business case.
Scavalcando il management italiano, ovviamente
ed anzi facendo notare come questi non abbia
mai fatto nulla per invogliare il lavoro
presentato, ma anzi lo abbia ostacolato.
Si riscopra la dignità della propria
professionalità, del proprio compito. Si
diventi ingranaggio di una macchina ben oliata
e funzionante, con tanto di GPS per mai
deviare dall'obiettivo: salvare la propria
dignità e professionalità.
Anche gli uccelli strappati dai loro nidi,
spostati in piccole gabbie e lì costretti a
vivere, nutriti con briciole ed avanzi di
insalata ogni mattina cantano al sole.
Ed il sole si rallegra del loro canto...

Anonimo ha detto...

Usare il Dialog va pure bene,
sempre se i managers non ne neghino l'uso, ma è solo un punto. Meglio... arrivare alla definizione di proposte concrete, soluzioni e possibili applicazioni
Prima proposta concreta per uno di questi gruppi di studio:

mettere per iscritto con nomi, cognomi ed esempi dettagliati scelte, azioni e inazioni suicide dei vari manager locali, tipo:

firmare project plan con 3 o più ore di overhead gestionale per ogni ora di lavoro vero e proprio

firmare organigrammi pieni di poltrone inutili per definizione, a prescindere dalle capacità di chi le occupa (Communication Manager???? Rapporti con le Università??? "Project Office"??? Due incarichi separati a tempo pieno di gestione risorse umane nello stesso sito??? Ericsson Lab era piena da anni di roba del genere)

direttive in cui in un paragrafo si dice "abbiamo saputo procurarvi solo lavori di manutenzione di apparecchiature obsolete, teneteveli e ringraziateci pure" e nel successivo "qui non si fa innovazione, datevi da fare, proponete brevetti"

Seconda proposta concreta: inviare il tutto a tutti gli organi d'informazione possibili e immaginabili, nazionali e stranieri, da Report al Wall Street Journal.

Anche facendo tutti il Dialog nel modo giusto, cioè raccontando l'intera verità con nomi e cognomi dei manager, rendere davvero pubblica la cosa è l'unico modo per costringere Ericsson ad agire.

Anonimo ha detto...

...rendere davvero pubblica la cosa...Erzelli 2009

Anonimo ha detto...

Il Dialog non và fatto e basta.
Questo sarebbe l'unico segnale per sfiduciare questo management, sia perchè la cosa avrebbe risonanza, rispetto che nomi e cognomi,..ecc.
Menzionare eventi particolari e additare responsabili non avrebbe lo stesso effetto. Tenete contoche i risultati del dialog vengono valutati da dei manager,..per i quali quello che può sembrare scandaloso,..cioè che ci fossero stati overhead, troppi ruoli gestionali, ridondanze ecc,... perfettamente normale. E l'hanno anche in parte risolto. Non credo che dovremmo accanirci contro questo o quel manager,...ma piuttosto esprimere disapprovazione verso la classe manageriale. Ed anche verso gli strumenti usati impropriamente e in modo ricattatorio, tipo il dialog.

Anonimo ha detto...

nell'all staff di R.S. a Pagani è venuta fuori un commento al web poll;
"organizzazione inefficiente...".
nessuno sembrava averlo postato...vermi
ad essere onesto 1 ha provato a parlare ma è rimasto isolato

maverik ha detto...

L'ultimo commento lascia, ancora una volta, l'amaro in bocca. Le analisi fatte e la voglia di cambiare che trasudano dai commenti precedenti si scontrano proprio con questi scogli. A livello legale Ericsson si muove guidata dal suo stuolo di avvocati (mi ricordano tanto lo psiconano che li avvocati se li è portati anche in parlamento) e difficilmente viene colta in fallo vista la legislazione in corso. L'unica cosa alla quale sono sensibili è l'opinione pubblica, l'apparenza. La mia proposta sarebbe, in fondo semplice, una raccolta di firme che sfiduciasse l'AD e il responsabile dell'R&D. Un frasetta semplice che spieghi che, alla luce dei risultati degli ultimi anni e delle prospettive future, non ci sentiamo di avere fiducia in queste persone, non garantiscono il nostro futuro. Se l'iniziativa andasse in porto in maniera significativa, penso ci vorrebbe poco a coinvolgere i giornali, locali e non. "invece di sequestrare i manager li sfiduciano!!", secondo me farebbe notizia. La raccolta potrebbe anche essere inviata al nosto CEO e portata allo European Work Council (il sindacato Ericsson Europeo). Forse non avrebbe effetti pratici ma sarebbe un segno che noi non vogliamo accettare supinamente il destino di carne da macello.

Driin, Driin... La sveglia... so' tutto sudato... cazzo era solo un sogno...

Anonimo ha detto...

Dialog ??? CEO ??? European Work Council ??
Lasciate stare...perchè siete ancora convinti che Genova resterà aperta dopo la decisione di spostare il "Brodband Main Hub" a San Josè....
SVEGLIA !!!!!!!!!!!!

Anonimo ha detto...

Che Genova venga chiusa o no il discorso non cambia.
Possiamo certo essere d'accordo con l'ultimo post.
Ma, pur lasciano da parte le questioni di principio, più lo si accetta inermi, meno ci si fa sentire,.. e meno si otterrà, fosse anche in termini di buonuscita.
Se quelli della motorola di torino fossero rimasti inermi, adesso sarebbero in mezzo a una strada. Molti di noi probabilemte sarebbero scorporati in una sotto-controllata di ITS, destinata a chiudere nel giro di un anno.

Il destino di Genova è legato anche al disegno politico che c'è dietro.
Quindi qualche residuo scorporato dovrà essere conservato per un altro pò.
Adesso si è capito che nessuno di noi vuole più combattere battaglie perse,..per giunta per conto di altri,..e non credo che saremo noi romani a resistere per Genova.

Però almeno cerchiamo di evitare di farci chiudere a causa di una casta manageriale, che in virtù dei brillanti voti del dialog viene pure ricollocata e devastare altre organizzazioni.
Quantomeno dovrebbero essere mandati a casa prima loro.

Anonimo ha detto...

1) Se non si fa il Dialog, gli facciamo un piacere.

2) Sfiduciare i managers? Ci hanno già pensato da Stoccolma che si fida molto più di quelli americani

3) Continuare ad insistere sulle telecoms in Italia? Non ha senso, è triste ma è così. Non siamo depositari di chissà quali competenze. Il mondo è pieno di gente brava quanto e più di noi.

4) Qualcuno una volta disse di aver cercato finanziamenti presso l'allora ministro per la ricerca Moratti che rispose (o fece rispondere da un qualche sottoposto): in Italia si investe nella moda, nello spettacolo e nel turismo. Non stiamo in nessuno dei 3 settori, ergo...

Un bravo tecnico che si trova ad analizzare le ragioni della situazione in cui si è cacciato nonostante gli inequivocabili segnali

Anonimo ha detto...

Comunque, dai gossip che girano, anche i capitani coraggiosi marconisti non sembrano essere dei geni.

Prendiamone uno a caso: EDV.
Bene, il nostro eroe avrebbe (il condizionale è d'obbligo) inanellato una serie di perle da fare invidia ai nostri più quotati gaffeurs.

Nello specifico, la tribù indiana degli Schiena Rossa hanno dissotterrato l'ascia di guerra contro la repubblica marinara da quando, a fronte di una richiesta di aiuto per una questione di risorse, pare non siano stati neanche ricevuti dal nostro (ma avesse frequentato un qualche corso tenuto da "Il Capone"?).

Ed ora che l'ascia ce l'hanno loro dalla parte del manico, stanno decidendo dove piantarcela!

Al rosario delle perle si aggiunge la scelta stra-strategica di spostare l'unico prodotto che vende qualche pezzo, dalla Norvegia alla perfida Albione pur di non farlo cadere nelle nemiche mani di Roma (che genio!!!!).

Ora Coventry è ragionevolmente sicura di non essere impattata mentre, dopo Roma, anche la repubblica marinara comincia a sentire la brezza, il venticello che preannuncia la tempesta.

Com'era il detto popolare? Chi si assomiglia si piglia!!

Anonimo ha detto...

infatti.
Queste cose è bene saperle.

E se sono già stati sfiduciati dall'alto,.. non vedo che aspettiamo a sfiduciarli pure dal basso.

Anonimo ha detto...

La mozione di sfiducia, perchè no?
Potrebbe essere un segnale con una sua valenza.
I sindacati potrebbero indire una assemblea in cui discutere gli ultimi avvenimenti, e poi mettere ai voti una mozione di sfiducia verso il management, proprio come si fa in Parlamento verso il governo o un singolo ministro.

Si, lo so, molti di voi staranno pensando: ma a che cazzo serve, ci si puliranno il culo, anzi sarà un punto di merito per il management essere sfiduciati dai lavoratori ecc. ecc, ma tentar non nuoce.

D' altra parte, l' alternativa è da codice penale.

Anonimo ha detto...

A mio modesto avviso il sig. Dellavalle merita una citazione piu' diretta ed estesa di quella nel commento precedente.
Mi ricordo bene come se la ghignava del destino d Roma... nella sua confusione mentale convinto che quella fosse la conferma della superiorita' del management genovese.
Ebbene, guidato dalla sua paranoia, e' riuscito a passare fuori dall'Italia attivita' per le quali oggi faremmo tutti carte false.
Insieme all'altro arrogante sig. Viglienzoni... e' riuscito a creare una situazione di muro contro muro con Redback... fino al punto che quelli oggi preferiscono accordarsi con Tellabs piuttosto che tentare una qualunque sinergia con la ex Marconi.
Che dire?
Per ora niente... ma ricordiamoci di ringraziarli quando verra' il momento della chiusura!
Magari potrebbero dignitosamente andarsene rinunciando ad ogni immeritata buonuscita...
Gli Erzelli? Ma vi pare che persone come queste capiscano l'importanza di un contesto creativo?
Ma se le uniche idee che sono stati disposti a considerare sono sempre state solo le loro!?

Anonimo ha detto...

stiamo forse parlando di:

Alfredo Viglienzoni, Head of Product Line Optical Networks at Ericsson
Emanuele Della Valle,Development Director Optical Networks at Ericsson
(tanto per essere sicuri...)

Nota per gli amministratori del blog: credevo di aver già inserito questa domanda, ma non la vedo nei commenti, forse avevo dimenticato di fare clic sul bottone giusto. Se invece l'avevate rimossa voi, OK, nessun problema, davvero, fate altrettanto con questo. Capisco le ragioni e prometto che eviterò post simili in futuro.

Anonimo ha detto...

No, si parla di Ernesto Della Vigilanza che è un noto agente della sicurezza privata, ingaggiato per difendersi dagli attacchi della tribù degli indiani americani degli Schiena Rossa.

maverik ha detto...

Nota dagli amministratori del Blog Per il momento non è stato rimosso alcun commento da questo post.

A volte, se si sceglie di essere anonimi, ci si dimentica di inserire la parola di verifica e il commento non viene pubblicato, mentre noi crediamo che lo sia. Suggerisco di fare una anteprima per essere sicuri di aver inserito la parola di verifica e di controllare l'effettivo inserimento del testo nei commenti.

Anonimo ha detto...

Ragazzi,..che bello vedere che nonostante l'agonia ancorare diamo dei segnali di vita.

Il blog è vivo,..così come la nostra attività cerebrale.
E ciò non è inutile,..e non è cosa da poco.
E' informazione, condivisione, e risveglio di coscienze.
Quindi continuiamo a sostenerlo e promuoverlo.
E utilizziamolo per raccogliere ed esprimere i nostri segnali,..e farli arrivare.

Anonimo ha detto...

Che figo, siamo capitati tra gli indiani americani Schiena Rossa da un lato, ed i giapponesi asserragliati sull'isola dall'altro. Che cazzo de posto!!!!

Anonimo ha detto...

secondo me la situazione è motlo grave: bisogna incrociare subito le braccia, ora, prima che la frittata sia ufficialmente fatta.

Sospendere tutte le attivtà finchè non ci saranno garanzie, alzare una barricata, mettersi in trincea: se spostano l"hub broadband" altrove (motivo per il quale toglievano il lavoro a Roma,così ci fu detto, perchè l'italia era stata identificata come hub del Broadb) è a rischio tutta l'attività di R&D in Italia.
Non aspettiamo l'annuncio ufficiale sarà troppo tardi: facciamoci sentire ora che le decisioni non sono del tutto prese. Le nostre voci, le nostri rimostranze devono arrivare alla corporate che sta decidendo.

Anonimo ha detto...

Ciao ex-colleghi.
Sono uscito da 3 mesi ma sono ancora (e sempre) con voi.
Se vi serve una mano per sfiduciare quei pezzi di stallatico....io testimonio pure in tribunale.
Piacere di rivedervi vivi sul blog e...visti i trascorsi, + fate casino + ci sarà possibilità di essere ascoltati.

Anonimo ha detto...

Inutile prendersela con i manager attuali.. e' ovvio che personaggi come Della Valle e Viglienzoni oramai sono EX e con tutto il merito!!!
A voglia a prendersela con Redback e gli americani... la verita' e' che non hanno venduto un c...o e che non sono riusciti a tirar fuori una strategia convincente per i loro prodotti.
Hanno difeso ad oltranza il loro orticello scontrandosi con gli americani e gli svedesi...
mi ricordano tanto i manager di roma che si attaccavano all'AXE facendo vedere che la sapevamo riverniciare e lucidare senza capire che su altro si doveva puntare.
Non so come e se ne usciremo... ma al nuovo management dobbiamo guardare... spingendo perche' un disegno questa volta ci sia.. e che sia sensato!

Anonimo ha detto...

Inutile prendersela con i manager attuali... ma al nuovo management dobbiamo guardare... spingendo perche' un disegno questa volta ci sia.. e che sia sensato!Anche se fosse così, come lo spingi efficacemente il nuovo management? Con le stesse tattiche impiegate finora, visti i risultati? Con le cartoline d'auguri?

Forse un modo efficace di spingere il nuovo management nella direzione giusta è proprio mettere sotto i riflettori i singoli INDIVIDUI che hanno contribuito alla situazione attuale.

Tipo stampare questa pagina, commenti inclusi, e mandarla a giornali e TV (a partire da quelli regionali liguri) con scritto "perché non intervistate i signori in questa pagina per chiedergli come hanno lavorato, quanti posti di lavoro locali hanno difeso o creato e cosa ci andrà a fare adesso Ericsson agli Erzelli?"

Idem per tutti gli altri condottieri e Caronti, ovviamente, a Genova, Roma, Milano e Pagani. Chi altri dovrebbe esserci secondo voi, in testa alla classifica dei manager Erilab/Marconi da segnalare ai media come "cavalieri del lavoro"? E per quali motivi, esattamente?

Anonimo ha detto...

buona idea.
oppure iniziamo col volantinarle questi post.
Le opinioni devono circolare.

Anonimo ha detto...

Le opinioni devono circolareAttenzione! Quello che dovrebbe iniziare a circolare sistematicamente, il più possibile, fuori da Ericsson, cioè direttamente fra i media, sono i fatti e solo quelli. Sia per evitare complicazioni sia perché bastano e avanzano.


Esempio, utilizzando quanto già si troverebbe in una versione stampata di questa pagina:

1) Viglienzoni e Della Valle sono o sono stati importanti manager locali delle attività broadband/ottiche di Ericsson/Marconi a Genova

2) Uno dei motivi per cui si devono spendere montagne di soldi agli Erzelli è che Ericsson ha bisogno di una sede all'altezza delle attività e responsabilità che le competeranno come responsabile di attività broadband

3) Ericsson ha appena annunciato che la responsabilità di parecchie attività broadband passa agli Stati Uniti

questi sono tutti fatti. Collegando gli ultimi 2 qualsiasi giornalista dovrebbe o potrebbe chiedersi quali saranno le ricadute occupazionali su Genova e se le spese pubbliche per gli Erzelli hanno o no senso. E guardando al fatto numero 1 lo stesso giornalista saprebbe chi intervistare come persona informata dei fatti.

Però per arrivarci bisogna inondare (una sola lettera si perde nel mucchio, 10 o 100 danno la certezza che almeno se ne accorgeranno) le redazioni di fax, lettere, quello che vi pare... con semplici elenchi di fatti tipo questi e richieste di approfondire chiedendo ai diretti responsabili a livello locale. La stampa generalista da sola non ci arriva a fare certi collegamenti, perchè fatti come il terzo appaiono solo su riviste specializzate.

Ovviamente, lo stesso esercizio andrebbe ripetuto con quanti più manager possibile, non sono certo due soli genovesi gli unici responsabili. Su questo lascio la parola ai colleghi di Milano, Pagani e Roma.

Anonimo ha detto...

Chiamiamo la Gabanelli? E' maestra ad illustrare i fatti e far trarre le giuste conclusioni. Chi ha contatti in Rai? C'è nessuno?

Anonimo ha detto...

Ma la stampa, oltre sensibilizzare l'opinione pubblica (ammesso che ci riesca), cosa può fare ?
Credete che siamo in un momento storico in cui portando tutto ciò alla ribalta, il mondo politico e l'opinione pubblica si rivolterà contro ?
Io credo che occorrerebbe spingerci oltre, è in gioco il nostro posto di lavoro e la dignità dell'Italia come R&D.
Sarebbe piaciuto a tutti vedere i capitani coraggiosi ergersi a difensori di tale realtà, ma purtroppo così non è (a loro basta il bonus a fine razzia), viviamo in un momento di grande crisi di valori.
Dimostriamo che noi questi valori li abbiamo, che vogliamo difendere noi -oltre il proprio posto di lavoro- la credibilità e la dignità della R&D, che non ci piace essere trattati come appestati (ora che esiste qualcuno che costa meno di noi) dopo anni di proficue ed efficaci collaborazioni con gli svedesi.

Anonimo ha detto...

Io penso che noi PER ORA non dobbiamo fare niente.

Se i ns managers vogliono ancora lavorare devono decidersi a fare il loro lavoro e a procacciare attività per tutti.
Spero vogliano rendersi conto del fatto che sono ancora giovani anche loro e che un altro posto di lavoro e dipendenti con esperienza come noi difficilmente lo troveranno.

Tutti vogliamo continuare a lavorare ma noi non possiamo sempre togliere le castagne dal fuoco al management.

Anonimo ha detto...

Se intendi "non fare niente" niente nel senso di NON LAVORARE, sono d'accordo.
Nn si può lavorare in assenza totale di visibilità. Senza una rotta. senza obiettivi.

Se intendi non fare niente e sperare che i manager si prodighino per salvarci...questa è una speranza vana.
Loro si ricollocheranno, lasciandoci ad affondare. Come è già successo.
In questa fase l'unica legge è "mors tua vita mea".
Se continuiamo a far finta di lavorare e ad assecondare tutto questo, tra poco vedremo andar via i manager sulle scialuppa mentre restiamo ad affondare.
Allora potremmo pentirci di aver continuato ancora una volta ad abbozzare senza reagire.

Anonimo ha detto...

Secondo me non è vero che la stampa non possa fare niente, in quest'ottica anche l'annuncio che è stato fatto ai media locali che c'è un impegno concreto di Ericsson (Italia) a trasferirsi ad Erzelli, ha creato a mio avviso una difficoltà aggiuntiva ad Ericsson corporate qualora avesse intenzione di annunciare una qualche forma di contrazione dell'impegno a Genova.

Quello che voglio dire è che magari c'è un'altra chiave di lettura e mi spiego: non è che c'è in corso una battaglia strategica tra Italia e Svezia per garantirsi la sopravvivenza proprio alla luce degli spostamenti di responsabilità in America e la mossa di Erzelli è tattica?

Dando materiale alla stampa circa la vicenda, magari si da una mano su questa strada.

Anonimo ha detto...

Provo a dare una risposta comune ad alcune parti salienti degli ultimi commenti, riordinandole per chiarezza:

"Se i ns managers vogliono ancora lavorare devono decidersi a fare il loro lavoro""sperare che i manager si prodighino per salvarci...questa è una speranza vana. Loro si ricollocheranno, lasciandoci ad affondare."Certo, anche i manager locali hanno assolutamente bisogno di lavorare (1). Il problema è che, nelle condizioni attuali, il loro vero incarico, l'unica vera competenza che hanno (distruggere competenze, smembrare, scorporare, eccetera) lo stanno già facendo eccome, e pure bene.

Per questo sono tranquilli e sicuri che verranno ricollocati (2).
Nel quadro attuale, "professionalità" del genere sono molto più richieste di quelle tecniche.

Come fare dunque a rendere anche i manager non ricollocabili, in modo che anche a loro convenga finalmente tenersi i lavori in casa, valorizzare tecnici competenti, non far lievitare i costi?

Una delle soluzioni potrebbe essere proprio questa:

"Ma la stampa, oltre sensibilizzare l'opinione pubblica (ammesso che ci riesca), cosa può fare?Quello che può fare la stampa intervistando direttamente i manager di cui stiamo parlando è fargli terra bruciata intorno.

Oggi le cose vanno come vanno anche perché gli esecutori sul campo rimangono sempre sostanzialmente anonimi, quindi su certi "talenti" ci si può costruire un'intera carriera.

ma se si arriva al punto che il primo risultato su google quando si cercano certi nomi non è più il profilo linkedin ma una serie di interviste e inchieste, certi personaggi diventano scomodi per le aziende stesse.

Tenerseli in casa o assumere da fuori persone con questo tipo di popolarità diventa una dichiarazione esplicita che l'unico piano industriale che si ha veramente in testa è lo sciacallaggio. Cosa che può creare molti più problemi dell'ennesima manifestazione davanti ai cancelli.

Indirizzare i media direttamente verso le persone giuste può quindi essere un modo perché (almeno in futuro) quei manager e quelli futuri capiscano che non è più nel loro interesse "lavorare" in certe maniere.

Anonimo ha detto...

Da un anno sono un felice ex dipendente di Milano. Credo di conoscere qualcuno di voi perchè ho lavorato parecchio con colleghi di Roma. Sono stato a Milano per ben 8 anni, ho impiegato un pò di tempo ma poi ho capito che quell'azienda, in Italia, è semplicemente qualcosa che sta in piedi solo fino a quando qualcuno decide che deve rimanere. L'unica previsione che ho sbagliato è che non credevo alla chiusura di Roma, ma di Milano. Per il resto era tutto prevedibile. Non lo dico per fare il maestro, lo dico perchè vi seguo sempre e sono sempre idealmente con voi. Ma proprio per questo vi chiedo: ma davvero compilate ancora il Dialog? L'unica cosa che conta per quei personaggi che giocano al piccolo manager è la facciata, la % di persone che partecipano a ste buffonate. Colpite quei farabutti su questo, e forse qualcuno dalla Svezia si muove. L'unico dubbio che ho è sull'effettiva consapevolezza della situazione da parte degli svedesi. Sulla totale incapacità del management italiano spero si sia tutti d'accordo. E' ovvio che se uno non vuole rotture di palle mette gente vuota, incapace, yes man, lecchina, pronta ad applaudire alla fine del discorso del dirigente di turno, così un bel giorno qualcuno decide di chiudere il sito e questi non dicono nulla. Però bisogna capire chi sceglie questa tipologia di managers. Se sono scelti in Italia, allora la Svezia vi verrà incontro. Se sono scelti dalla Svezia, almeno li fate venire allo scoperto. Ma per favore, almeno il Dialog, il contribution (o come cavolo si chiama adesso) e tutte queste stupidate di facciata rifiutatele.

Spectre ha detto...

infatti! sono d'accordo.
Bisogna assolutamente rifiutare il dialog.
tutti!!
E' tanto che lo dico.
Andava fatto prima!

Anonimo ha detto...

Un altro esempio delle immani spese e fatiche mentali a cui le povere aziende sono costrette a sottoporsi quando i biechi dipendenti non gli comunicano esplicitamente i perché della loro insoddisfazione:

l'algoritmo dello scontentoL'articolo contiene dichiarazioni che fanno cadere le braccia:

"Lo scopo ultimo è, evidentemente, quello di parlare con i dipendenti scontenti, intervenire prima che decidano di andarsene e utilizzare al meglio le risorse che un'azienda ha contribuito a far crescere"riuscite a immaginare i vari funzionari HR Ericsson Lab Italy / Marconi S.p.A, da Silvana Dini a Silvia Brufani e tanti altri, line manager compresi, a porsi certe domande? O lo userebbero solo per capire chi è che accetterà la cifra più basse pur di licenziarsi?

Un'altra cosa deprimente è che studiano l'algoritmo per trovare chi si vuole licenziare, non per trovare chi fa venire agli altri la voglia di andarsene...

Insomma, non costringete la povera azienda a fare tutto questo sforzo per capire chi è insoddisfatto e perché. Ditelo chiaramente dentro e fuori Ericsson!

Anche perché se no c'è il rischio che il prossimo anno dicano a chi ancora è in azienda "mi dispiace, soldi per bonus e aumenti non ce ne sono perché abbiamo dovuto comprare il software per individuare chi è insoddisfatto!"

Anonimo ha detto...

CARI colleghi, ha lasciato l'azienda da appena un mese e per me è stata una liberazione.
Purtruppo non si è al sicuro da nessuna parte in questo momento...se si sceglie di essere ONESTI.
Il coraggio di non arrenderci viene dal desiderio di non fermarsi.
Resistete.....sempre!