21 aprile 2009

Nell'interesse dei Lavoratori



"Nell'interesse dei lavoratori..."

...è una formula usata spesso sia dall'azienda che dalle organizzazioni sindacali quando si devono fare accordi. Purtroppo quasi sempre che coinvolgono le vite di questi lavoratori "interessati". Allora si apre il festival dell'ipocrisia con l'azienda che cerca di tutelare gli interessi (i suoi), il sindacato che cerca di barcamenarsi tra una perdita di potere (che non è tutta da imputare ai lavoratori) e la tutela dell'interesse dei lavoratori e i lavoratori che, in quanto ad interessi non sono secondi a nessuno anche se, nella stragrande maggioranza dei casi non ottengono che contentini e palliativi. Così si arriva agli "accordi" per ottenere qualche beneficio, l'azienda non subisce le cause legali, il sindacato salva la faccia, i lavoratori pensano di ottenere qualcosa.
Chi ci perde è l'insieme, la Società, l'azienda, i lavoratori presenti e futuri e il sindacato. Operazioni come quella di Roma e di Latina, la richiesta di 330 esuberi fatte solo nel nome del taglio dei costi ne sono un esempio lampante. L'azienda invece che utilizzare le ingenti somme destinate alla riduzione del personale per sviluppare nuovi prodotti e tecnologie taglia posti di lavoro, getta via l'esperienza e il capitale umano formatosi con anni di lavoro, di esperienza, di formazione. Ma loro non sono manager, eseguono gli ordini, anche se portano alla diminuzione del personale che gli è stato affidato, sia in termini di numeri che di qualità e capacità (perchè lavorare in una azienda dove la preoccupazione principale è ormai sapere quando chiuderà il prossimo sito, quale attività verrà trasferita o quando ci sarà il prossimo esodo incentivato non è che sia il massimo per sviluppare creatività e progettualità necessarie per garantire un futuro). Così l'ordine di tagliare e trasferire, di sostituire, deve essere eseguito con soddisfacimento dell'interesse di chi esegue che viene ben remunerato e degli azionisti che, almeno nel breve periodo, avranno dei benefici in termini di dividendi.
Per gestire queste situazioni viene quindi attivata una "liturgia" con comunicazioni "ufficiali" per attivare le "procedure" previste. Qui entra in gioco (vediamo ancora per quanto) il sindacato che si trova a gestire, da una posizione sempre più critica (e la trasformazione di CISL e UIL in erogatori di servizi ci dovrebbe far capire quale ruolo vuole il sistema per il sindacato del futuro), trattative e vertenze sempre più difficili, specialmente quando sul piatto le aziende mettono un contentino. Così, alla fine e "nell'interesse dei lavoratori", la discussione viene spostata dal perchè, dal trovare una soluzione alternativa che consenta di far rimanere le persone al lavoro nel loro territorio, al "quanto", e quindi, "per non turbare le trattative" si sceglie anche una linea "morbida", "tanto se vogliono lo fanno lo stesso...". Quindi, a messa finita, anche questo "interesse" viene soddisfatto. Questo però è dovuto anche da un altro "interesse", quello dei lavoratori che, con il minimo sforzo, senza apparire troppo, vogliono soddisfare il loro "interesse". Allora si passa dall'occupiamo il raccordo (L'Anulare di Roma) al quante mensilità mi danno, dall'andiamo dal ministro al cercare soluzioni alternative con conoscenze varie, non tutti per la verità ma molti purtroppo. E così nell'interesse dei lavoratori arriviamo alla conclusione: siti chiusi ed esuberi eseguiti. Con quale futuro e per chi, per i pochi eletti? O per i tanti, prossimi, schiavi senza tutele e senza diritti?
Invece della guerra dei poveri dovremmo prendere maggiore coscienza che abbiamo senso soltanto uniti, che possiamo cambiare qualcosa soltanto tutti insieme. Anche ottenere piccoli benefici personali a scapito di altri, alla lunga, non paga, come non paga ottenere qualche soldo in più in cambio del proprio futuro. Penso con terrore ai giovani che, senza far nulla per cambiare la situazione, sentenziano "tanto a me la pensione non me la danno" delegando la difesa degli ultimi diritti a chi ha un po' di esperienza per capire dove andremo a finire e accettando, senza quasi riflettere, tutto quello che gli viene proposto, almeno fino a quando non escono i primi capelli bianchi e rimangono troppe cose da pagare. L'esercito degli over-40 senza lavoro cresce e sarà il prossimo bacino per la precarietà. Allora sfiduciamo un management che propone solo cost-obsession e riduzione dei posti di lavoro senza dare prospettive future. Sollecitiamo il sindacato a difendere realmente i nostri interessi, sacrificando qualcosa, impegnandoci, criticando ma anche agendo, rifiutando un accordo se non da prospettive ma solo contentini, lottando per modificare i piani di dismissione in Italia.
Sentiamoci sempre tutti coinvolti anche quando quello che accade è lontano da noi! A volte ci mobilitiamo per eventi distanti centinaia di chilometri e allora diamo solidarietà ai colleghi dei siti coinvolti, da Roma a Latina a ....., per difendere tutte le realtà senza distinzione perchè potremo essere noi la prossima.

Nell'interesse dei lavoratori.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Sante (e sagge) parole.

Anonimo ha detto...

Perchè non si impedisce l'accesso alla mensa ad oltranza fino a che non si ottiene qualche cosa?
Ogni giorno ci si piazza davanti la mensa dalle 11,30 alle 15 e non si fa entrare nessuno.
Voglio vedere cosa si inventano i colleghi non toccati dal/i problema/i.