Effetti collateraliGli avvenimenti di questi giorni devono far riflettere tutti su alcuni concetti importanti per il nostro futuro e quello dell'intera società. In un libro di fantascienza (La fuga di Logan) era stata ipotizzata una società perfetta, dinamica, attiva, giovane che però aveva un "piccolo" neo, un pedaggio. Tutti i membri della società che compivano 30 anni venivano inviati in un impianto che, più o meno non ricordo bene, li "riciclava" mettendo fine alla loro vita.
Oggi siamo nella società dell'apparire, della velocità, della perfezione, della dinamicità e altre amenità fatte per alimentare il mercato, aumentare le energie che le persone devono spendere (sempre meno retribuite) sul posto di lavoro, in palestra, sulla strada e un po' meno per la famiglia, gli amici, per gli altri. Questo gioco al massacro si sta spingendo all'estremo, anche con il nostro avvallo. Oggi assistiamo a dichiarazioni del tipo che a 35 anni si è già vecchi per l'azienda, oltre i 40 anni si è anziani... ma dobbiamo lavorare fino a 65 anni e l'aspettativa di vita aumenta.
Cosa stiamo costruendo? Siamo ingranaggi di una macchina che ci digerisce. Quando siamo giovani ci sentiamo pieni di energie, veniamo incensati per le nostre qualità, lodati per la nostra gioventù che ha un solo limite... passa. E ti ritrovi a "oltre 40 anni" dopo aver speso molte energie per costruire un lavoro, una famiglia, dei figli, con qualcuno davanti che ti dice che sei troppo vecchio, che costi troppo, che sei poco gestibile (nel senso che ragioni quando ti dico qualcosa e, a volte, fai obiezioni, hai acquisito la coscienza che hai anche qualche diritto), segno inequivocabile anche della propria inadeguatezza al ruolo da svolgere (dirigere significa anche guidare!!). Dimenticavo che però questo non vale per gli alti dirigenti, gli amministratori delegati e i capi del personale che più maturano e più sono... (in un colloquio questo mi sono sentito rispondere ad un capo del personale che mi diceva che però ero troppo vecchio (avevo 44 anni) mentre lui ne aveva 62!! Però... faceva parte della casta.
Ericsson è campione in questo atteggiamento. E gli ultimi fatti ne sono la prova. Questa politica è strategica per l'azienda che la usa a tappeto, come le bombe di un B52 che però producono i cosiddetti "effetti collaterali", una disgregazione della società, un clima di tensione, una insicurezza diffusa che, secondo me, sono molto più dannosi dei benefici derivati dalla strategia usata. E' come voler seminare dopo aver gettato il diserbante per togliere le erbacce, ci vorranno anni per avere dei frutti oppure la pianta muore. Altri effetti possono essere l'amplificare situazioni di crisi che possono portare al dramma di questi giorni. Qualcuno ha avuto il coraggio di parlare di strumentalizzazione ma io dico che strumentalizza chi utilizza a proprio favore una situazione della quale, tutto sommato, non interessa gran che mentre a me sembra proprio la situazione contraria.
A noi lavoratori dico che è ora di superare le divisioni di età e di società (fittizie, create da Ericsson per avere un controllo migliore sulle persone) e a essere uniti:
se ne colpisci uno li colpisci tutti, sarebbe il panico. Informiamoci di quello che succede vicino a noi. Non seguiamoli più nell'uso di strumenti che vengono poi usati in maniera distorta, vedi le dichiarazioni di Avenia che dice che il clima è sereno perchè le crocette sono al posto giusto!!
Al sindacato dico di non lasciare cadere la cosa nel dimenticatoio ma, per esempio, se fossero vere le pressioni fatte verso i lavoratori con un maggior numero di anni di anzianità (proprio quelli più tutelati dalla legge sulla mobilità per la quale sono importanti età, anzianità aziendale e carichi familiari),
denunciarlo con forza. In questo caso sarebbe stato violato l'accordo siglato che prevede la volontarietà del lavoratore ad aderirvi.
Mi sembra che di cose da fare ce ne siano anche troppe...